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Parlare il linguaggio dell'amore con le opere di carità

È con gioia che voglio condividere con voi  la mia esperienza dei primi mesi vissuti nella nostra missione di Egitto.

Appena arrivata al Cairo ho avuto l'opportunità di visitare le piramidi e "la città faraonica" realizzata con un percorso vivente che racconta l’antica civiltà degli egiziani, il loro stile di vita gli usi e i costumi. Infine, all'arrivo della Madre, siamo state anche a Luxor e ad Assuan, luoghi ricchi di architettura, templi e resti archeologici che sono unici nella loro ricchezza e bellezza.

La nostra missione si svolge però in un altro contesto, infatti siamo presenti a

Dronka che sembra un mondo diverso come lo sono, del resto, tutti i villaggi del sud dell’Egitto. Case costruite una accanto all’altra senza un piano regolatore, viuzze strette dove si affaccia una vita minuta di piccoli commerci e botteghe artigianali … molta povertà

“Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino” Gv 4,50. In questo contesto ho capito che l'essere mandata e l'essere missionaria significa soprattutto riscoprire ed attualizzare la passione che Gesù aveva per le persone, una passione che il Cristo manifestava nella quotidianità.

Nel nostro villaggio cerchiamo  di promuovere il dialogo tra cristiani e musulmani, di  portare in mezzo a questi fratelli i valori del Regno, non con le parole, ma attraverso azioni concrete, di parlare il linguaggio dell'amore con le opere di carità.

Il nostro sforzo di fondo è combattere la povertà attraverso la promozione umana. È il solo modo per offrire alle persone strumenti per migliorare la propria vita. A questo proposito  ho notato il grande cammino che hanno realizzato le nostre tre prime pioniere: una promozione umana, della donna e della gioventù con ottimi risultati.

Sto constatando con quale abilità e destrezza oggi i giovani portano avanti tutte le attività parrocchiali: catechismo, momenti di preghiera per tutta la parrocchia, il coro ecc... noi stiamo in mezzo a loro  con semplicità,  riconoscendo quanto questi fratelli e sorelle hanno da insegnarci con la loro straordinaria accoglienza, la fiducia e la capacità di accettare ogni giorno ciò che la vita riserva loro sia in positivo che in negativo.

Collaborare con loro mi permette di crescere, soprattutto nell'umiltà, nell'apertura e nell'atteggiamento di gratitudine verso Dio, verso la vita.  Noi siamo per loro dei punti di riferimento, di consiglio e incoraggiamento.

Ci impegniamo anche a  lavorare insieme con la  chiesa locale e soprattutto con la nostra parrocchia per  trovare delle modalità nuove per arrivare ad una serena  convivenza con i nostri vicini musulmani cercando di demolire il muro della paura, della sfiducia e dell'odio attraverso l'amicizia, il dialogo e la  condivisione.

Quest’anno  siamo riusciti a realizzare un festival nel club di Dronka che è nelle mani dei nostri fratelli musulmani. La sua riuscita ha richiesto un cammino progressivo  per poter abbattere le reciproche resistenze che allontanano le due realtà presenti in questo territorio.

Il parroco, sostenuto dal nostro appoggio è riuscito a portare in fondo il progetto... la partecipazione ha superato le 200 persone tra bambini, ragazzi, giovani e adulti con grande soddisfazione di tutti.

Ogni giorno ringrazio il Signore per avermi chiamata a questo straordinario servizio nella sua Chiesa che, pur non privo di difficoltà, mi dà tanta gioia e desiderio di continuare il cammino che Egli stesso mi ha tracciato.

Sr Maria Serena

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