s11.jpg

Il Libano è uno Stato del Medio Oriente; confina a nord e ad est con la Siria, a sud con Israele; a ovest è bagnato dal Mar Mediterraneo. Ha una superficie di 10.452 km² e un’estensione costiera di 225 km. La capitale è Beirut.

Fin dall'antichità è stato considerato punto d'incontro e di scontro tra Oriente e Occidente.

A lungo parte dell’Impero Ottomano, il paese fu assegnato in mandato alla Francia nel 1920 e diventò ufficialmente indipendente nel 1941. In base alla Costituzione del 1926, ispirata a quella francese del 1875, il Libano è una Repubblica. La Costituzione prevede una ripartizione del potere tra le comunità cristiana e musulmana, che fu ufficializzata nell’Accordo nazionale del 1943, anno dell’effettiva indipendenza del paese. Nel 1990, in seguito agli accordi di Taëf (1989) che posero fine alla lunga guerra civile iniziata nel 1975, sono state introdotte ulteriori modifiche alla Costituzione.

Il Libano è apparentemente indipendente, perché il potere, in realtà, è nelle mani dei partiti politici di appartenenza religiosa, influenzati dai sistemi più potenti esterni. I continui conflitti politici e armati, talvolta interni, talvolta ai suoi confini, aggravano non di rado la situazione economica del Paese, e contribuiscono all'ampliamento e all'impoverimento della classe medio-bassa, portando di conseguenza a diversi problemi sociali e all'emigrazione dei giovani in ricerca di lavoro e sicurezza.

Come non si può trascurare la rilevante e attuale questione degli immigrati siriani, il cui numero effettivo arriva quasi alla metà della popolazione libanese!

Riguardo all'ambito sociale, i valori sono ancora molto sentiti, sopratutto l'appartenenza alla famiglia e la sua salvaguardia. I libanesi si contraddistinguono per la loro tenace voglia di vivere, di gioire e di andare avanti nonostante tutto. Il senso religioso è molto forte in un ambiente multiculturale e multiconfessionale, in continuo arricchimento reciproco. Si rivela tuttavia una forte tendenza al devozionismo e al fanatismo di prestigio della propria confessione, per superficialità o per paura.