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Desiderio e scelta


Desiderio – è il tema del secondo weekend di discernimento vocazionale “Trova il tuo centro”. Perchè per scegliere bisogna aver chiaro cosa si vuole veramente. Ma non è scontato. Tre infatti sono gli ostacoli principali che ci deviano dalla strada dei desideri più autentici: la paura di perdere qualcosa, perchè ogni scelta elegge una fra tutte le altre possibilità a cui dunque si deve rinunciare. La necessità inoltre di ricevere conferma che la propria scelta è quella giusta. Ma dal momento che ogni scelta è in verità una grande avventura ad occhi chiusi, seguendo la spinta del proprio desiderio-ideale, questo bisogno rischia di tenerci legati al contesto: le opinioni o le aspettative di famiglia, amici o del pensare comune. Per cui non siamo liberi, siamo condizionati, e insicuri. Altro grosso condizionamento viene dal peso che hanno nella nostra vita modelli di persone che secondo noi “ce l’hanno fatta”, hanno un certo prestigio, vorremmo essere “come loro”. Peccato che non si tratta di diventare la caricatura di un altro, fosse pure - per i più spirituali, un grande Santo, tipo S. Francesco 2 – o quel grande architetto, o quella personalità così affascinante. Il problema è essere veramente noi stessi, non mancare il bersaglio di quello che è il centro del nostro essere, di ciò cui siamo chiamati. E che nessun altro potrà fare/essere al posto nostro. Solo noi possiamo occupare quel posto. E nessun altro. Ma cosa ci può aiutare a fare verità di noi stessi? A volte è come cercare di allungare lo sguardo tra la nebbia fitta. Una domanda fondamentale, che fa prendere le ali e finalmente spiccare il volo contro ogni resistenza è: cosa vuole Dio? Sembra strano, perchè a questa domanda potrebbe venire l’angoscia che Egli voglia qualcosa che noi assolutamente non vogliamo. Ma se si crede che Dio Padre non è un tiranno che fa violenza al nostro essere, bensì il Creatore che conosce il nostro intimo più di noi stessi, ebbene: siamo in mani sicure. Egli sogna in grande, e ci spalanca quegli orizzonti che abbiamo chiuso nella nostra gabbia di paure ed aspettative più o meno mancate. Questa domanda mette in moto un processo. Di salvezza e guarigione, anzitutto. Liberante. Le maschere del nostro piccolo io inziano a cadere. Possiamo accoglierci così come siamo, con il grande OK di Dio. Non è immediato: questa consapevolezza deve scendere piano piano dalla testa al cuore. Deve crescere insieme alla fiducia che veramente siamo amati da Dio e che Egli in noi opera qualcosa di buono: per questo è utile far memoria di quel che ha compiuto in noi nel passato. Insieme all’umiltà: ovvero alla vera conoscenza e piena coscienza del proprio io, così com’è. Punti forti, fragilità e debolezze, insieme al sovrabbondante amore di Dio di cui gode in ogni istante. Finalmente dunque è possibile mettersi in ascolto della profondità del cuore, dove Dio parla suscitando in noi desiderio e consolazione.

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