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Ecco, io sto alla porta e busso…

Se uno, udendo la mia voce, mi aprirà la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui e lui con me (Ap 3,20)


Questo invito, tutto di tenerezza, desiderio e libertà, è stato il

primo input dell’incontro di discernimento vocazionale a Slany (Rep. Ceca), accolte dai nostri padri carmelitani. L’intensa condivisione personale che caratterizza questo percorso chiede a ciascuno un viaggio nella propria interiorità e un dialogo sincero con Dio. Il contesto era ideale: all’interno della vita di preghiera della comunità dei padri, del silenzio e della bellezza del luogo, e della fraternità che ci unisce.


Cosa si tratta di aprire? La totalità del nostro essere, che ha una

sua storia, una realtà, un potenziale di ricchezza e di risorse. Non solo dunque la parte di noi stessi con cui abbiamo più familiarità, ma anche quelle che disertiamo, costringendoci a vivere come in esilio da noi stessi. Specchio della nostra realtà interiore è l’immagine di Dio che abbiamo e che può essere però distorta, e ha dunque bisogno di essere riconosciuta e interrogata per poter volgere lo sguardo al Dio, che è totalmente altro.


A Lui consacriamo il cuore. Ciò è possibile da subito. Anche se si è nella confusione, se ancora non si è ancora scoperto il senso della propria vita, nè la forma del proprio servizio. Ma una certezza c’è: il proprio desiderio essenziale è vivere il desiderio di Dio. C’è così la pace del cuore, si vive l’essenziale. Il resto seguirà, senza alcun dubbio.

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