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Sinodo amazzonico e le nostre comunità - siamo Chiesa in cammino

Aggiornato il: mar 4

Ciao, sono suor Giuseppina e sono tornata in Italia dal Brasile a metà ottobre, mentre il Sinodo sull’Amazzonia era in corso. Io non ho partecipato al Sinodo ma ho vissuto e vivo nella mia pelle quello che ha significato per i brasiliani sentirsi al centro delle attenzioni, non solo della Chiesa Cattolica ma anche per il mondo intero.


Il problema dell’Amazzonia riguarda tutti gli stati del mondo, lo sappiamo, ma io mi chiedo: quanta coscienza c’è in me, in te, in noi, che non riguarda solo le decisioni dei grandi ma che riguarda le scelte che facciamo ogni giorno nel nostro modo di vivere? Sì, sono anche le scelte di come vivo, di cosa compro che possono influire sul tipo di utilizzo che faccio della nostra Madre Terra. Può essere un utilizzo sostenibile o sfruttamento selvaggio della Terra. Quest’ultimo può diventare drammatico e terribile per il futuro di tante persone innocenti, come è successo a Gennaio 2019 in Belo Horizonte, a Brumadinho, dove io abitavo. Centinaia di persone sono state sommerse e uccise da un mare di fango di detriti-scarto di un’industria mineraria! Danni incalcolabili alle famiglie in lutto, all’ambiente e alle persone che vivevano dei prodotti naturali di questo ambiente ormai contaminato.



In questi giorni abbiamo partecipato ad un incontro promosso dal Centro Diocesano di Firenze. Erano presenti due partecipanti attivi del Sinodo: la teologa Serena Noceti che ha conseguito il dottorato in Ecclesiologia e Mauro Castagnaro, giornalista specializzato sulla realtà dell’America Latina. I loro interventi ci hanno chiarito molto riguardo al Sinodo e ci hanno dato speranza.

Ci hanno fatto capire che il Sinodo, nell’intento di Papa Francesco, oltre ad occuparsi principalmente di una grande porzione del popolo di Dio che vive in Amazzonia, vuole essere un richiamo a tutta la Chiesa, per rinnovare se stessa a partire dalle sfide che attraversano questi nostri fratelli: crisi ambientale (distruzione della foresta e l’inquinamento delle terre); crisi economica (sfruttamento selvaggio delle ricchezze della natura); crisi sociale (condensato di disuguaglianze e violenze); crisi culturale (spinte alla cancellazione di una straordinaria pluralità di tradizioni). Ci invita a guardare tutta la Chiesa da questa “periferia”, mettendosi in ascolto soprattutto di coloro che, anche se più di tutti ne sono minacciati, allo stesso tempo, ci hanno dimostrato di saper vivere in armonia con l’ambiente, la nostra “casa comune”.

Abbiamo davvero capito, in questo incontro, che il Sinodo non è stato realizzato solamente dal Papa con i vescovi, come si pensa comunemente, ma è stata fatta una reale e ampia consultazione della popolazione amazzonica dalla quale i vescovi hanno colto le istanze più urgenti di questi popoli.

Nonostante le proteste di gruppi tradizionalisti, soprattutto statunitensi, e di alcuni cardinali che si sono opposti apertamente al Sinodo e alle sue conclusioni, è uscito il documento finale che chiama le comunità cattoliche dell’Amazzonia a quattro conversioni: 1) ascolto e dialogo delle comunità indigene; 2) essere una Chiesa alleata che dialoga alla pari con le loro tradizioni religiose; 3) conversione ecologica che chiede, oltre alla salvaguardia dell’ambiente, una valorizzazione delle differenze culturali; 4) riorganizzazione della Chiesa dell’Amazzonia come “popolo di Dio”: Chiesa tutta ministeriale anche attraverso l’ordinazione presbiterale di uomini sposati («proponiamo che, nel quadro di Lumen Gentium 26, l’autorità competente stabilisca criteri e disposizioni per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti dalla comunità, i quali, pur avendo una famiglia legittimamente costituita e stabile, abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato al fine di sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei Sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica. ... » – n.111 Documento Finale del Sinodo) e l’apertura alla ministerialità che Gesù ha riservato alle donne (cfr. n.99-103 Documento Finale del Sinodo), che è un riconoscimento di quello che in gran parte, già avviene da molto tempo. Per questo é importante passare da una pastorale “di visita” - la Celebrazione Eucaristica e dei sacramenti una volta all’anno (!) - ad una pastorale “di presenza permanente”. Per questo il Documento sinodale suggerisce che le Congregazioni religiose del mondo stabiliscano almeno un avamposto missionario in uno qualsiasi dei Paesi amazzonici.

Grazie papa Francesco, grazie vescovi che avete lavorato per i nostri fratelli e ancora di più perché avete lavorato insieme a loro e a tanti consacrati e consacrate che spendono la loro vita in mezzo a loro! Questo ci da animo e speranza per lavorare con nuove prospettive, sia in Brasile che nelle realtà dei diversi paesi dove ci troviamo. Che il sangue di tanti martiri di questi popoli e dei missionari possa fecondare e affrettare questo disegno di giustizia e comunione fraterna con tutta la Chiesa nel mondo: disegno, questo, che è un dovere nostro, di tutta la Chiesa e quindi anche dei popoli dell’Amazzonia: vivere, realizzare il Concilio Vaticano II!

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