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La lezione del Prof. Corona-Virus

Molti commentatori lo dicono già: il mondo dopo il coronavirus non sarà più lo stesso. Chi ne esce molto ridimensionato è l’uomo con tutta la sua supponenza, la sua pretesa di diventare capace di governare il mondo. Ma noi, che cosa abbiamo capito davvero? Provo a rispondere a questa domanda.

Abbiamo capito che il mondo è piccolo. Un virus nato in Cina, nel giro di pochissimo tempo è arrivato in Italia e ora la sta flagellando in maniera impensabile. Abbiamo capito che per quanto viviamo chiusi in noi stessi, in realtà abbiamo mille occasioni per essere in contatto: dunque siamo molto più vicini l’un l’altro di quanto non possiamo immaginare. Il fatto che il virus si sia sviluppato nell’area più produttiva del paese e per questo la più inquinata, ci ha fatto capire che il nesso con l’ambiente è vitale per l’uomo. Lo stare confinati in casa ci ha costretti a riscoprire il valore dei rapporti familiari fondamentali, e questo lo abbiamo vissuto in modo drammatico scoprendo che molte persone sono morte da sole, isolate da tutti i parenti, per evitare la diffusione del contagio. In una vita frenetica, queste misure drastiche ci hanno restituito il tempo: molto tempo; anzi troppo tempo, fino a non sapere cosa farcene di tutto quel tempo.

Su tutte queste cose si sono precipitati come avvoltoi i profeti di sventura. Qualcuno l’ha definita una punizione di Dio. Altri uno sgambetto del demonio a questo nostro tempo. Comunque sia, una specie di fustigazione da parte del divino. È la cosa più sciocca che si possa dire. E mi spiego.

Nel 1918/19 un’epidemia di influenza (chiamata “spagnola”) nel giro di sei mesi ha mietuto 22 milioni di persone in tutta Europa: più di quante non ne avesse uccise la guerra mondiale! A causa di quella malattia morirono anche due pastorelli di Fatima: Francesco (undici anni) e Giacinta (dieci anni). Morirono come tanti altri bambini. Ma morirono sperimentando una profondità mistica di quell'avvenimento: cioè sapendo che tutto era vissuto nel mistero di Dio e accompagnati dal mistero di Dio che si faceva loro prossimo con la dolcezza del volto di Maria.

E noi, cosa possiamo capire? Cosa possiamo trattenere di questi giorni che lasceranno sicuramente un segno nei libri di storia? In questi giorni che cambieranno il modo di vivere di tutta l’umanità?

Lo riassumerei con le parole che conosciamo.

Padre nostro. Abbiamo bisogno di capire che siamo tutti fratelli perché c’è un’origine comune e un orizzonte comune verso cui andiamo. L’abbiamo capito per solidarietà del cuore con tanti fratelli che soffrono. L’abbiamo capito, perché ci tocchiamo più di quanto immaginiamo. L’abbiamo capito e proveremo a far diventare, l’essere tutti fratelli, un modo nuovo di vivere la vita.

Sia santificato il tuo nome. Abbiamo avuto molto tempo. Anche per familiarizzarci con Te. Anche per pregare. E abbiamo capito che questo possiamo farlo al di là di ogni luogo possibile: non solo in chiesa, ma anche a casa. Non solo con la messa, ma anche nella preghiera comune in famiglia, prima cellula della Chiesa.

Venga il tuo regno. Ovvero, ti offro il mio cuore come luogo in cui Tu possa abitare. Voglio poterTi dire che puoi contare su di me.

Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Perché il male non è ciò che Tu vuoi. Ma il bene. Di ciascuno e di tutti. E per capirlo dobbiamo imparare un cuore a cuore con Te, che ci faccia guardare a questa nostra terra con occhi diversi, occhi di cielo!

Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Che non ci è mai mancato come cibo materiale. Ma che abbiamo molto desiderato come cibo spirituale, cibo eucaristico. Perciò aiutaci a capirne sempre la preziosità e a saperlo cercare e ricevere con ogni desiderio e cura.

Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Perché abbiamo bisogno anche di una pulizia del cuore e della mente. Abbiamo visto come possiamo contagiarci con il male, con il virus. Ma Tu custodisci il nostro cuore dal virus del male ed aiutaci a custodire anche noi così il nostro cuore e il cuore di tutti.

Non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Ovvero, fa che non perdiamo mai la coscienza che la Tua grazia è fedele e non ci abbandona mai. Per questo possiamo vivere anche il dolore. Con fatica, ma mai con disperazione. Tuttavia il male, vedi come ci fa male! Dunque ascolta con maggior benignità la nostra preghiera, soprattutto in tempi come questi, quando si è fatta più intensa.

Amen.


p. Paolo

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