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Tra ombra e luce

Aggiornato il: mar 4

Cristo è la Luce. Il suo mistero, anzi il suo nome, è “Luce da Luce”. La Chiesa intera riprende il cantico del vecchio Simeone che proclama il bambino di Betlemme “Luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”.

Noi siamo fatti per la luce, tanto che quando nasce una bambina o un bambino si dice, con una espressione felice e stupenda, che…vengono dati alla luce!

Quelle di Simeone sono le ultime parole dell’Antico Testamento, e sono una preghiera di luce. La luce unisce Antico e Nuovo Testamento e diventa la norma dell’esistenza cristiana, poiché essa è il linguaggio dell’anima e dà un tono di verità ed umanità anche al nostro dialogo quotidiano con le persone che vivono accanto a noi: il dialogo con Dio e il dialogo coni fratelli vivono della stessa ispirazione.

La grande filosofa ebrea Simone Weil -- maturata in una scoperta progressiva di Gesù, anche se morì prima di poter ricevere il battesimo -- scrive che ogni uomo e ogni donna “camminano tra l’ombra e la luce”: cioè tra la pesantezza della nostra umanità spesso refrattaria alla luce e la fedeltà della grazia che non ci abbandona. È questa la nostra esperienza: non siamo sempre fedeli alla luce ma, per grazia di Dio, non siamo mai nemmeno condannati all’ombra definitiva del male.

Preghiera e luce sono dunque inscindibili, sono sempre insieme, anche quando il luogo in cui preghiamo è nella penombra per facilitare un raccoglimento migliore. Ci sono luoghi di preghiera che sono anche scuole di preghiera e lo scopriamo quando abbiamo la grazia di pregare ad esempio in alcune antiche chiese medievali.


La prima luce, la luce dell’alba, entra dall’abside e ha la purezza e la sorpresa di ciò che è nuovo e affascinante. Anche noi abbiamo conosciuto la preghiera dell’alba, quella della nostra giovinezza, nata dall’incredibile scoperta di una luce inviata proprio a noi, la luce della nostra vocazione, un dono perfetto che non abbiamo meritato e ha avuto molte somiglianze con l’annunciazione della Vergine Maria. Da questa luce è partita la nostra storia, accompagnata dalla preghiera.

La seconda luce è la luce del mattino, quando il sole ha già guadagnato la prima delle finestre della navata a sud. Noi abbiamo conosciuto questa luce e l’abbiamo accompagnata con la preghiera del mattino. È la preghiera del percorso formativo, di maturazione umana e spirituale, di costruzione della nostra identità: la preghiera che cerca, che interroga Dio e gli altri e immagina il futuro dentro questa luce e questa preghiera.

Ma il sole cammina e conquista un’altra finestra, raccoglie la luce del giorno e si dispiega in tutta la sua gloria. Tutto il tempio è avvolto da una luce che fa pensare al Cielo: non è più solo una luce terrena. Le navate e le colonne sono un inno alla luce di Dio. Anche noi siamo entrati nella pienezza della nostra umanità e anche la preghiera è divenuta la preghiera del giorno. Ci è stato detto: “Voi siete la luce del mondo” e abbiamo cercato di farci obbedienti a questo impegno, lavorando con le nostre mani, interpretando la volontà di Dio, uscendo dall’ombra delle nostre debolezze, delle pigrizie, dei peccati. Ma l’ombra è ancora tanta; ma per fortuna, la luce di Dio è più grande. E ci resta sempre la preghiera che è capace di generare luce anche da poveri stoppini fumiganti.


Il giorno tramonta, ma la luce non è finita: c’è ancora un’altra luce: la stupenda luce della sera che, quando il sole punta ad occidente, raggiunge la facciata e investe il grande rosone con i suoi vetri multicolori. È un momento magico: ora è illuminata la pala dell’altare e i muri e le colonne vivono un moltiplicarsi breve ma fulgente di colori, di sfumature, di ombre e di luci. E‘ la luce più bella! E per noi comincia la preghiera della sera. Dobbiamo prepararci e abituarci alla preghiera della sera, la preghiera della terza e quarta stagione della vita. Essa può diventare la preghiera più bella, la sintesi di tutte le nostre preghiere, piena di colori, come i vetri del rosone investiti dalla luce del tramonto.

La luce non ha età. Così è della preghiera. Anche quando giunge il tramonto della nostra vita, e magari dobbiamo lasciare le opere cui abbiamo servito con gioia e dedizione, ci resta la luce della sera, che raccoglie tutte le luci: dell’alba, del mattino e del giorno, poiché nulla va perduto. E il grande viaggio della luce è identicamente il grande viaggio della preghiera, anzi della vita. Il discorso ci ha portato lontano, ma forse non tanto. Possiamo intonare con gioia, insieme con il profeta Simeone e la profetessa Anna, il cantico della luce della sera. E se siamo giovani, impariamo dalla storia della luce nella vita di consorelle e confratelli.

Simeone e Anna erano due profeti, non perché sapevano in anticipo come le cose andavano a finire, ma perché nel tempo dell’incertezza avevano mantenuto la speranza e predicavano la speranza a chi l’aveva perduta.

mons. Giuseppe Rizzo

Delegato Vescovile per la Vita Consacrata

e gli Istituti Secolari

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